La prima volta che ho visto Glencoe ho capito che, qualche volta, un paesaggio è troppo grande per essere racchiuso in una fotografia.

Fotografare Glencoe era uno dei motivi per cui ero arrivato fin lì. Arrivavo dalla strada principale. Avevo con me la macchina fotografica, come sempre. Conoscevo Glencoe attraverso le fotografie che avevo visto negli anni. Fotografare Glencoe era uno dei motivi per cui ero arrivato fin lì. Sapevo che era uno dei luoghi più spettacolari della Scozia. Ma una cosa è vedere una fotografia. Un’altra è trovarsi lì.
E sono rimasto fermo.
Non ricordo nemmeno esattamente quanto tempo. Ricordo soltanto la sensazione.
Mi sono commosso.
Fotografare Glencoe: non riuscivo a trovare una fotografia
Questa è forse la cosa più strana che possa capitare quando vuoi fotografare Glencoe. Davanti a me c’era qualcosa di enorme. La valle. Le montagne. Le nuvole. La luce. Tutto era così grande che non riuscivo a capire da dove cominciare. Guardavo attraverso la macchina fotografica e cercavo una fotografia. Una montagna. Un particolare. Una prospettiva. Un’inquadratura più larga. Ma niente mi sembrava abbastanza. Ogni volta che pensavo di aver trovato qualcosa, mi sembrava di perdere tutto il resto. Era come cercare di mettere un’intera esperienza dentro un piccolo rettangolo.
E non ci riuscivo.

Allora ho preso il drone
A un certo punto ho pensato: “Forse devo guardare Glencoe dall’alto.” Così ho preso il drone. Per chi non lo conoscesse, un drone è semplicemente una piccola macchina fotografica che può volare e permetterti di vedere il paesaggio da una prospettiva completamente diversa. Era la soluzione perfetta. O almeno così pensavo. Ho fatto decollare il drone.E anche lì… ho fatto tutto male. E di corsa. Ero talmente emozionato da quello che avevo davanti che continuavo a cercare di fare fotografie, cambiare posizione, trovare un’inquadratura. Ma dentro di me ero ancora lì. Davanti a quella valle. A guardarla.

Quando smetti di essere un fotografo
Quel giorno ho imparato qualcosa che nessun manuale di fotografia mi aveva mai insegnato. Ci sono momenti in cui non devi fotografare. Devi semplicemente guardare. Perché quando sei davanti a qualcosa che ti emoziona davvero, il rischio è quello di cercare immediatamente di trasformarlo in un’immagine. Ma l’immagine non è il momento. È soltanto ciò che rimane del momento. E quella volta io non ero più un fotografo che cercava una fotografia. Ero semplicemente una persona che stava guardando qualcosa di straordinario.
Alcuni paesaggi arrivano prima degli occhi.
E solo dopo possono arrivare nella macchina fotografica.
Non ricordo la fotografia. Ricordo il momento
Oggi, quando ripenso a quel giorno, la cosa curiosa è che non ricordo nemmeno quale sia stata la fotografia migliore che ho scattato a Glencoe. Ricordo il momento. Ricordo la valle che si è aperta davanti a me. Ricordo di essere rimasto fermo. Ricordo di essermi emozionato. Ricordo quella sensazione di essere piccolo davanti a qualcosa di immenso. La fotografia è arrivata dopo.
Fotografare non significa sempre riuscire a raccontare tutto
Oggi, quando ripenso a quel giorno, la cosa curiosa è che non ricordo nemmeno quale sia stata la fotografia migliore che ho scattato. Ricordo il momento. Ricordo la valle che si è aperta davanti a me. Ricordo di essere rimasto fermo. Ricordo di essermi emozionato. Ricordo quella sensazione di essere piccolo davanti a qualcosa di immenso. La fotografia è arrivata dopo.

Forse è anche da qui che è nato EDGE OF BELONGING
Ripensandoci oggi, credo che esperienze come questa abbiano contribuito a farmi capire cosa voglio davvero raccontare. EDGE OF BELONGING non nasce soltanto dalla voglia di fotografare la Scozia. Nasce dalla domanda che mi pongo ogni volta che arrivo in un luogo: perché alcuni posti riescono a farci sentire qualcosa che non sappiamo spiegare? Perché possiamo arrivare dall’altra parte del mondo e sentirci improvvisamente a casa? Perché un paesaggio può emozionarci? Perché alcune strade, alcune montagne, alcune coste rimangono dentro di noi molto più di altre? Forse perché, qualche volta, non stiamo semplicemente guardando un luogo. Stiamo riconoscendo qualcosa di noi.
Ci sono momenti in cui non appartieni più alla fotografia.
Appartieni semplicemente a ciò che stai guardando.
Vuoi vivere la Scozia in questo modo?
Ogni anno torno in Scozia per raccontarla attraverso la fotografia, i paesaggi e le storie che incontro lungo il viaggio. A ottobre 2026 partirò nuovamente con un piccolo gruppo per Scotland Experience. Non un semplice tour, ma un viaggio per chi vuole fermarsi, guardare e vivere la Scozia oltre le immagini che già conosce. Se vuoi scoprire perché continuo a tornare in Scozia proprio in questo periodo, ho raccontato anche perché ottobre è uno dei mesi che preferisco per vivere le Highlands.
19–25 OTTOBRE 2026




